Ma una mattina si svegliò più malata del solito.
— Oh, cielo! — pensai — se mi morisse!
E scesi le scale per chiamare un celebre medico che stava al primo piano, faceva le sue visite in carrozza, e doveva guadagnare in un giorno tutta la mia rendita d'un mese.
Mentre egli veniva su, pensavo: — Il difficile sarà pagarlo, ma avrò tempo; ora bisogna salvare la mia Evangelina. — E prima di entrare in casa fui tentato di dire a quell'uomo celebre: — Per carità, mi salvi la mia Evangelina! — Me ne trattenne una certa dignità virile che volevo serbare anche nella sventura.
Il medico visitò mia moglie, le guardò la lingua e le toccò il polso, le fece certe interrogazioni, a cui essa rispose titubando; all'ultimo rise, e sentenziò che non era nulla.
— Non vi è pericolo? — chiesi con voce tremante.
— Signor no, almeno per ora. — E mi trasse in un canto per dirmi furbescamente: — Gliela dia lei la notizia alla signora...
— Sarebbe mai?...
— Sicuro.
Invece di accompagnare il medico sul pianerottolo, come volevo, mi pare d'averlo spinto garbatamente fuori dell'uscio; dopo di che, senza nemmeno chiudere la porta, corsi al capezzale della mia ammalata.