— Gli entrerà — pensavo. — Augusto è ostinato come suo padre: vedrai che Dario finirà col darsi vinto, ed entrerà prigioniero con tutto il suo seguito.

Nel seguito di Dario, per mia disgrazia, vi era della gente di cui non udivo più parlare da un pezzo, e a me allora non poteva nemmeno passare per il capo che fosse prudente rinfrescarmene la memoria.

Il dì dipoi, Augusto mi venne incontro con un'aria soddisfatta.

— La so tutta! — mi disse da lontano.

— Che cosa?

Incominciò addirittura:

— Il re di Persia, Dario, figlio d'Istaspe, detto anche Assuero...

Ma io aveva alle calcagna un cliente melanconico che bisognava mandare in appello, e con tutta la buona volontà di far felice Augusto, non gli potei dar retta.

La faccia scura del mio cliente era appena scomparsa dietro l'uscio, quando si affacciò più sotto, nel vano, la faccetta maliziosa di mio figlio.

— Dunque — dissi aprendogli le braccia perchè vi si slanciasse con un salto, come usava fare — dunque il re di Persia, Dario, figlio d'Istaspe, detto anche Assuero?...