In capo a mezz'ora io era il più desolato degli uomini; e dopo aver sfogliato il volume, leggicchiando qua e là e trovando in ogni pagina un capo d'accusa, arrestai l'occhio attonito nell'indice che pareva messo a posta in fine del libro come una requisitoria, a dimostrarmi compendiosamente quello che io era colpevole di sapere male o di non sapere niente affatto.
Era caduta la benda alla mia ignoranza! Poc'anzi mi potevo illudere pensando che, perchè tante cose me l'ero messe in capo in illo tempore e non le avevo mai mandate via come Dario, potessero esservi rimaste. M'accorgevo ora che tutta quella buona gente ebraica, assira, persiana, se n'era andata alla chetichella, lasciando una gran confusione di date e di regni nel mio cervello.
Non era più luogo a dubbiezze; mi trovavo in faccia a un dilemma inesorabile: o rassegnarmi a passare per un asino agli occhi di mio figlio, o rifare coraggiosamente il mio bagaglio storico.
— La storia è la maestra della vita — diceva qualcuno dentro di me — non ti è lecito goderti il tuo presente se non hai sulle dita il passato dell'umanità.
— Baie! — rispondeva dentro di me un altro — te lo sei pur goduto finora il tuo tempo senza l'aiuto di alcuna gente morta; tu continui a far così in avvenire e te la ridi. Che poi la storia sia la maestra della vita, lo vanno dicendo da un pezzo, ma ancora non è provato; se te l'ho a dire in confidenza, questa mi pare una bella frase messa lì come un puntello, per reggere una scienza enorme e vana. La storia non ha mai generato alcuna cosa al mondo, fuorchè compendi di storia e monografie storiche. Le dinastie dei Faraoni si succedono, passano, e che cosa lasciano all'umanità? Poche piramidi che non servono a nulla. Eccoti la storia.
Queste parole dell'anonimo che ragionava dentro di me furono un raggio di luce al mio spirito rabbuiato; io aveva trovata un'uscita al terribile dilemma, e quest'uscita era la filosofia.
Si sa che la filosofia serve i dotti e gl'indotti senza guardar in faccia a nessuno: io vado più oltre e dico che per un ignorante non vi ha altra via di scampo che diventar filosofo e farsi un sistema.
Il mio sistema filosofico doveva servirmi ad inculcare a mio figlio la necessità di studiare tutte le cose che il babbo aveva studiato per aver poi il diritto di dimenticarle tutte come il babbo.
Era un'idea grande ed ardita; da principio mi piacque, l'ammirai, poi mi parve d'un'arditezza impertinente, d'una grandezza spropositata; nuovo alla ginnastica dei filosofi, ebbi vergogna, lo confesso, e tornai a sentimenti più umili.
Quel giorno, invece di recarmi in tribunale con la baldanza d'un uomo preparato a tutte le sorprese della procedura civile, vi andai col fare dimesso di uno scolaro che non sappia bene la lezione.