Io guardai, non vidi nulla. Se tutti quei mattoni mi fossero caduti addosso, non mi avrebbero fatto tanto male.
Ma accanto alle sventure il cielo mette le consolazioni, e io ne trovai una dinanzi alla scrivania. Era Laurina, la piccola studiosa; essa si era arrampicata sulla poltrona e leggeva attentamente il codice di procedura.
— Senti, babbo — mi disse appena mi vide entrare — senti; la so tutta: «due più due quattro più due otto più due dieci più due ventidue più due ventiquattro più due trenta.»
INTERMEZZO
Qui l'avvocato Epaminonda Placidi narra una scenetta che assolutamente non lo riguarda.
Erano alle frutta; aspettavano il caffè.
Dopo aver dato una frasetta a dieci argomenti, tanto per iscoprire, senza averne l'aria, il sentiero in cui si era avviata la mente di suo marito, essa fece una smorfietta e tacque. Ma egli, che aveva risposto a monosillabi quando essa parlava, non si avvide nemmeno che ora incominciava a star zitta di proposito, e tirò innanzi per la sua viottola solitaria.
Non camminò un pezzo.
Essa (cioè la signora Ermenegilda) non tardò a capire che bisognava ricorrere a un rimedio eroico, e ruppe il silenzio un'altra volta.
— Ti ho detto quel che mi è capitato stamane?