— Ma che non sia troppo improbabile o difficile. Di coloro che, appena hanno formato un desiderio, subito possono soddisfarlo, si deve dire che non conoscono la felicità...

— La quale è un intervallo fra un desiderio e la sua soddisfazione. Ed ecco perchè i ricchi e i poveri, dove cessano i bisogni imperiosi della fame, della sete, del caldo e del freddo, cominciano a essere eguali.

— Bravissima! — diceva Ermenegildo — bravissima! — Ma si vedeva chiaro che aveva perduto il filo e non sapeva come andare innanzi.

Ermenegilda gli venne in aiuto.

— Dicevamo che la vita dell'amico Santi non è molto diversa dalla felicità... E quella di sua moglie è molto diversa?

— Non lo so, non mi sono informato; in simili casi uno non può parlare che per conto proprio. Ti credo felice perchè... perchè sono felice io con te; ma se andassi a dire agli altri che ti faccio felice, che tu mi adori, e che io merito la tua adorazione, mi piglierebbero per uno sciocco. E poi — proseguì con un'aria baldanzosetta — e poi che ne so io veramente se tu sei molto o poco felice con me? Posso forse scendere in fondo al tuo cuore, visitare tutte le più piccole celle del tuo cervello, dove s'annicchia talvolta l'immaginazione scontenta?

Invece di rispondere Ermenegilda sospirò, e il povero Ermenegildo non riuscì a capire se facesse per canzonatura o per impazienza.

Era come se avesse infilato una veste nuova in cui si trovasse a disagio, e non potesse mutarsela perchè già fuori di casa. Veramente la sua disinvoltura gli faceva strane smorfie sulla persona; ma oramai era avviato, e tirò innanzi.

— Ermenegildo — mi diceva l'amico Santi — noi gente di scienze o di lettere o d'arti abbiamo forse un avversario più degli altri; quell'immaginazione medesima, che ci dà tante dolcezze, che ci incoraggia a salire le alture faticose del vero e del bello con la promessa di più ampi orizzonti, può darci e ci dà talvolta aspre battaglie. Mentre noi siamo tranquilli a casa, al focolare, e guardiamo la felicità nella faccia serena della nostra compagna, negli occhioni delle nostre creature, v'è una parte di noi che se ne va... Dove?... Lontano; a sognare cose nuove: affetti, sorrisi, lagrime; a indovinare gli aspetti ignorati della bellezza.

Ermenegildo pigliò fiato; Ermenegilda, che aspettava quel momento, si accontentò di dire con una ironia lieve lieve: