— In sostanza, voialtri uomini di arti o di scienze o di lettere non dovreste prender moglie. È una idea vecchiotta, ma non quanto la verità, che è eterna.
— Chi dice questo? — interruppe il marito con la forza della convinzione. — Lo dicono gli scapoli fino a trent'anni; dopo i trent'anni nessuno più lo pensa; dopo i quaranta nessuno più lo dice...
— Il pittore Vaghi lo dice ancora, ed ha sessantacinque anni sonati — osservò Ermenegilda con malizia.
— Il vecchio pittore Vaghi ha ricominciato a dirlo dieci anni fa, quando si rassegnò a perdere interamente la speranza di trovar una moglie giovane e bella.
— Come lo sai?
— Lo immagino. Egli ha sempre adorato la gioventù e la bellezza delle donne; ora ha i capelli bianchi e non è ricco... Torniamo all'amico Santi.
Ermenegilda mandò un sospiro o uno sbadiglio all'amico Santi, e ripigliò la positura di prima.
— Vi sono due esseri in noi — prosegui Ermenegildo; — uno casalingo, bonaccione, pieno di giudizio e d'ordine; l'altro fantastico, insoddisfatto; uno si appaga delle cose, l'altro vorrebbe le ombre delle cose; forse non è bene, appunto quando l'uno dei due ha tutto, che l'altro non abbia nulla; potendolo fare senza peccato, perchè quella parte di noi che sogna non dovrebbe avere il suo alimento? — Così mi parlava l'amico Santi. — Vi sono sentimenti (dice lui) che a mia moglie non posso esprimere; mi darebbe del matto o si spaventerebbe fuor di misura; bisogni, anzi sfumature di bisogni, aspirazioni indefinite dell'anima, estasi del pensiero (è sempre lui che parla), delle quali io mi compiaccio perchè sono una parte non indegna del mio essere, e che mia moglie non capisce. Un legame di due intelligenze, un interrogarsi ed un rispondersi, magari da lontano, di due anime che si comprendono, non dovrebbe offendere il patto sacro del matrimonio.
— Amore platonico... — mormorò Ermenegilda.
— Io direi platonico, se vuoi, ma non direi amore...