Si provò più volte a condurre alla fine la sua confessione, sempre invano. Ermenegildo la baciava e rideva.

— Sì, ho detto la verità — soggiunse Ermenegilda fra i baci — io non credeva di far male... ma non ne ero sicura; il nostro buon amico era turbato anche lui... dal rimorso... l'ultima volta che fu da noi a desinare, ventidue giorni fa... quel mercoledì che pioveva... per poco non ti svelò il suo segreto... il nostro segreto... innocente. Ripetimi — soggiunse sprigionandosi dalle carezze — ripetimi che questa nostra corrispondenza non ti offende, che questa tenerezza di due anime...

A questo punto il contagio dell'ilarità di lui aveva preso anche lei.

— Pietà di me... — mormorò il marito stringendosi le costole — non farmi morire così...

Il riso dell'incredulo Ermenegildo durava ancora, quando Ermenegilda si era di già rifatta seria.

Era entrata nel cervello di quella donnina una idea vendicativa.

— Sì, sono io — ripetè con faccia seria; e il marito rise ancora.

— Sì, sono io — insistè; e il marito non rise più, ma venne a lei gravemente, e pigliandole il mento con due dita, cominciò:

— Ho compreso, so tutto quello che mi vuoi dire: facili sono le teoriche fatte sulle spalle degli altri; l'esempio invece prova...

Sua moglie lo interruppe: