— L'esempio non prova nulla di nulla, l'esempio è l'accidente, è il caso; la teorica è la dottrina. Ma lo vedo bene io, tu non mi credi, non mi vuoi credere. E pure te l'assicuro, Ermenegildo mio, la consolatrice lontana del comune amico Santi sono io; te ne posso dare le prove...
Ermenegilda frugò nelle proprie tasche, poi porgendo un foglio al marito, che non fu pronto a pigliarlo, soggiunse semplicemente:
— Leggi.
Questa volta Ermenegildo si fece pallido; Ermenegilda battè le mani.
— Ti ho fatto paura! — esclamò l'astuta donnina con un impeto di gioia — ora sono vendicata!
— Dammi quel foglio — balbettò Ermenegildo...
Lo prese e lo lesse da cima a fondo con molta gravità.
Era un autografo della modista; vi si parlava di un cappellino di paglia di Firenze, con piume, nastri, blonde, fiori e simili, d'un cappellino non ancora saldato che costava meno di nulla, d'un cappellino assolutamente indegno di coprire una testina così accorta.
— Signora — disse Ermenegildo con una severità burlesca — questo foglio mi appartiene.
Ermenegilda chinò il capo, rassegnata alla propria sorte. Più volte in quella giornata memoranda, la risata nacque sulle labbra dei due coniugi; rinacque repentinamente e rimorì fra gli spasimi d'una lunga agonia.