— Sta a vedere... — cominciò a dire Laurina frugando nel suo vestitino senza tasche; la mamma la interruppe con un bacio.

— Bisogna dirlo subito alla mamma appena vi sentite un po' di male al capo o in gola. Ed ora andate pure a giocare; ma non correte troppo per non sudare.

Invece di sfoderare le molle del comando, mio figlio sciolse alla nostra presenza la corda che gli serviva di cinturino, e dichiarò alla sorella che bisognava cambiar giuoco.

— Faremo il giuoco del medico — disse; — tu sarai l'ammalata ed io verrò a guarirti.

— Sì, sì, — disse Laurina — facciamo il giuoco del medico.

II.

Era entrato un nemico in casa nostra, la paura. La nostra felicità medesima gettava una grande ombra intorno a sè; ogni nostra contentezza moriva in un'idea superstiziosa: «siamo stati troppo fortunati finora!».

Con la speranza di leggere che l'angina maligna era scomparsa interamente, o che avevano trovato il rimedio infallibile per combatterla, io apprendeva mattina e sera il numero dei casi, e tutte le dicerie strane che si facevano intorno alla nuova malattia.

— Un giorno un medico condotto, che subito pigliò agli occhi miei l'aspetto di un genio sagrificato in un paesello, mandò la prima ricetta contro l'angina maligna, assicurando che con quel sistema di cura tutti i suoi ammalati erano guariti.

Ed io sentii la tentazione di correre in piazza e radunarmi molta gente intorno per leggere la ricetta, e mi domandai sul serio se non vi fosse mezzo di obbligare tutti i medici, fossero anche famosi, a tentare la cura di quel medico condotto.