Il suo pensiero era altrove, il mio correva per l'aperta campagna.
In quel mentre la nostra fantesca ci portò il caffè; noi ci guardammo alla sfuggita, sorbimmo la bevanda gravemente, e non ci uscì parola di bocca, finchè la nostra gazza domestica non si accinse a tornarsene in cucina.
— Mi farai il piacere di fermarti un poco di più — le disse allora mia moglie; — il signore deve uscire, io non sto molto bene e non voglio rimaner sola.
— Che cos'ha? — domandò la fantesca.
— Sono un po' costipata, non sarà nulla.
— La mia cara costipata! — esclamai quando fummo soli — come le sai dire le bugie!
— Ho fatto male forse? Dovevo dire le cose come stanno a quella ciarliera perchè fra un quarto d'ora tutta la casa, dal pianterreno al soffitto, e tutti gli inquilini, a cominciare dai cavalli del dottore in scuderia fino ai passeri del tetto, sapessero che io sono...?
— Hai fatto benissimo, anzi bisognerà tenerla segreta la nostra felicità; ci sembrerà più nostra; non la deve conoscere anima viva, neppur tuo padre.
— E perchè mio padre no?
— Ebbene tuo padre sì, ma lui solo; nessun altro ne sospetti fino a tanto che non sia più possibile nasconderla.