— Non dico di no.
— Sta zitta — concludevo con un gemito da ipocrita — che abbiamo sofferto abbastanza.
Non era vero, e lo sentii ben io quando Evangelina soggiunse in buona fede:
— Sì, ma è passato tanto tempo, ed ora siamo così felici! E quante gioie non abbiamo avuto in compenso!
Stette un po' a pensare, e in un momento potè raccogliere nel passato tante contentezze comuni, e le vide uscire dalla dimenticanza così vive e così fresche ancora, che la sua faccia s'illuminò d'un sorriso.
— Non ci badasti mai? — mi disse poi. — Le nostre gioie ci seguono nella vita; i dolori no, il cuore li seppellisce.
— No, non me ne sono mai accorto.
— Io sì; quando mi provo a rifarmi col pensiero i godimenti vecchi vi riesco, ed è un godimento nuovo; e se volessi addolorarmi sul serio perchè tanti anni fa ti toccò mettere a pegno il tuo Vacheron, o perchè l'anno scorso Laurina ebbe un rosso furuncolo...
— E se fosse morta? — interruppi brutalmente.
Essa ammutolì e mi guardò in viso sbigottita.