Poteva essere. La vigilia era stato invitato a desinare da un vicino di casa per far compagnia al Nini, una personcina potentissima, che trattava i suoi genitori con molta severità.
— È uno scherzo — dissi allora.
Non era uno scherzo.
— È un capriccio? — chiesi sentendo che mi bisognava far la voce grossa. — Dà qua il piatto.
Allora Augusto, invece di ubbidire, mi guardò in viso, scostò la seggiola dalla mensa, e lasciandosi scivolare a terra, fece atto di allontanarsi.
Fummo in piedi a un tempo, Evangelina ed io, tremanti entrambi.
— Augusto! — balbettai.
— Augusto mio — gridò la povera madre — che hai?
— Non ho nulla — disse il piccolo ribelle.
Gli toccai la fronte. Scottava.