Sentendosi finalmente compreso, Augusto non si ribellò più. Io lo presi in braccio e corsi a deporlo, così vestito, nel suo lettuccio.

Evangelina mi era venuta dietro.

Pallidi, muti, ci curvammo sopra di lui.

Egli non aveva voglia di rispondere alle nostre domande, ed era già pentito d'aver fatto il cattivo; per contentarci cercava di sorridere.

— Bisognerà avvertire il medico — mi disse Evangelina affannosamente; — manda la fantesca, io lo spoglio e lo metto a letto.

M'avviai come un condannato; gli occhi di Augusto mi accompagnarono fino sull'uscio.

Passando dinanzi alla stanza da pranzo, vidi Laurina, che era rimasta a sedere sulla sua seggiola alta.

Essa mi chiamò:

— Babbo? perchè Augusto faceva il cattivo?

— È ammalato — risposi senza muovermi.