In quel mentre udii parlare nella cameretta di Augusto; accorsi. La piccola Laurina era là, al capezzale del fratellino, e si rizzava in punta di piedi per guardarlo.
— Va via — gridai con collera.
Essa mi guardò, non mi comprese e venne a buttarmisi fra le ginocchia ridendo.
Quella sera medesima Laurina ci abbandonava; quando attraversò il cortile tenuta per mano da un amico, che non aveva avuto paura di portarsi a casa il contagio, e si volse a salutare i genitori che stavano alla finestra; quando ci gridò: «torno subito», mi parve che se ne andasse l'ultima immagine ancora intatta della nostra felicità.
La piccina sparve, e una voce mi disse: «tu non la rivedrai se non quando il tuo destino sarà compiuto». E un'altra voce mi disse: Coraggio. Era quella di Evangelina.
Ci stringemmo per mano, e così uniti movemmo incontro al fantasma della morte.
VI.
Cominciarono giorni crudeli, passati nell'aspettazione delle paure notturne.
Ah! quelle notti eterne vegliate al capezzale di una creatura adorata, solo, con la mente ingombra di terrori, in una cameretta, le cui sembianze si trasformavano paurosamente agli occhi miei allucinati dal sonno!
Io lo vedo ancora il mio bimbo malato; veglio e mi par di dormire, dormo e mi par di vegliare, e ancora lo guardo, povera sentinella dell'amore, quando non discerno più nulla.