Poi mi scuoto, interrogo l'orologio, mi avvicino, muto le pezzuole agghiacciate sulla gola del mio bimbo e comincio l'invariabile tortura.
— Augusto!
Non mi risponde: apre un occhio, mi guarda, m'implora.
— Augusto, bisogna prendere la medicina.
Egli geme; il chinino non gli piace, e suo padre è inesorabile.
— È la cosa d'un momento, un sorso solo. Piglialo per farmi piacere.
Egli guarda me, guarda la medicina, vuol farsi forza.
— Sì, sì... ora la piglio, ecco... un momento ancora... aspetta.
Prego e comando, scherzo e minaccio d'andar in collera, poi guardo l'orologio... ah! i minuti volano, e se non piglia il chinino, il mio bimbo morrà!
— Senti — gli dico allegramente — lo piglierai da solo; io vado un momento di là, torno e tu lo hai preso. Vediamo un po' se sei capace di far questo!... Poi lo diremo alla mamma, che sarà contenta di te.