— Sì, e ho fatto un bel sogno; come ho io potuto fare un bel sogno?
— Un bel sogno! — ripeto senza avvedermene.
Essa mi comprende, mi piglia per mano e mi conduce presso al letto della nostra creatura.
— Non ti sembra che stia meglio? — mi dice. — Il suo sonno è tranquillo. Tu sei stanco — soggiunge: — povero Epaminonda!
— Povero Epaminonda! — ripeto con un sorriso amaro.
Allora essa mi stringe forte la mano, si rizza in punta dei piedi e mi porge la guancia.
— Bacia qua — mi ordina con dolcezza; — così; ora bacia tuo figlio in fronte senza svegliarlo, e ora va a riposare.
Sento che un po' di quella forza femminile penetra nel mio cuore.
VII.
Mi vado a buttare vestito sopra un letto, e provo a chiamare il sonno; ma il sonno, cacciato per lunghe ore come un importuno, ora non viene. Chiudendo gli occhi vedo delle figure strane accostarsi al mio letto; mi sembra d'essere caduto in mezzo a una popolazione smorfiosa e occupata unicamente di me. Sono faccette sorridenti o beffarde; e basta ch'io apra gli occhi perchè si rimpiattino negli angoli della stanza.