«Ho sbagliato strada!» penso; e mi avvedo allora che l'istinto mi sta portando verso la casa in cui abita la mia Laurina.
L'addormentato desiderio si sveglia e grida dentro di me: «Voglio vederla!»
Ma è impossibile: io porto meco il contagio dell'angina maligna; poc'anzi un amico, vedendomi da lontano, ha scantonato, ed io gli perdono: ha una figlioletta che adora.
Ecco le finestre della casa; a quest'ora la mia bimba giuoca con la bambola, pensa a me forse, forse piange, e una voce segreta non le dice di accostare una sedia alla finestra, per salutare il babbo attraverso i vetri.
L'aspetto un po'; la gente che mi vede guardare in su, alza gli occhi, crolla il capo e sorride, e una donnetta volonterosa, passandomi rasente, mi getta un'occhiata ad uncino.
Io vedo tutto ciò come in sogno, poi mi scuoto e mi stacco da quel posto di osservazione; ma mentre mi volto ancora, con la speranza che la mia bimba sia venuta in questo mentre alla finestra, mi sento stringere le gambe in una maniera conosciuta. Abbasso lo sguardo.... anima mia! è proprio Laurina!
Essa tornava dalla passeggiata con la fantesca, mi ha visto da lontano, e mi è corsa incontro.
— Babbo — mi dice — conducimi con te; voglio tornare a casa, voglio vedere la mamma!
— Laurina! Laurina mia! — balbetto — sei tu? e come stai?
Un terrore mi lega le membra, non oso chinarmi per carezzarla, non oso accostare il suo visino alla mia faccia.