Stavamo serii entrambi per far intendere a nostro figlio che il suo buonumore passava il segno, ma non glielo volevamo dire apertamente per non metterlo in sospetto del nostro intimo sgomento.
— Sposare la mamma! — esclamò finalmente Augusto — non lo sai che per sposarsi bisogna essere un uomo e una donna...
— E poi — entrò a dire Evangelina — quando tu sarai in età di sposarti, sarò vecchia anch'io come il babbo; avrò anch'io la faccia tutta così e i capelli bianchi.... sarò brutta, non piacerò più a nessuno.
— A me piacerai sempre — disse Laurina.
— Anche a me — disse Augusto; e di passata, con la frettolosità di chi ha un'idea fissa che vuol esprimere, si lasciò scappare una sentenza che io raccolsi e pagai con un bacio.
— Le mamme non diventano mai brutte — disse egli; prese il mio bacio con rassegnazione e proseguì: — ma non è questo; per sposarsi bisogna essere un uomo e una donna.
Laurina trovò un'uscita alla legge inesorabile:
— L'uomo sarò io — disse — mi metterò i calzoni!
Pensate l'ilarità impertinente di quello scolaro di quarta elementare!
Avevamo voglia di ridere anche noi, e stavamo sempre serii, fin troppo.