III.
Con tutta quella dottrina in capo, non era sperabile che mio figlio si accontentasse lungamente della teorica, e io mi aspettava che da un giorno all'altro si provasse a farne l'applicazione, innamorandosi. Ma quando immaginavo di veder prorompere l'incendio amoroso, la prima fiamma di mio figlio era già spenta; nata e alimentata in segreto, egli l'aveva soffocata senza ricercare la perduta confidenza di babbo e mamma, i quali non ne avrebbero nemmeno veduto la traccia, se il caso non li avesse fatti padroni di un piccolo documento, che diceva così:
«Cara Giovanna,
Ieri sera ridevi troppo, tu ridi sempre troppo, e poi sei troppo magra, non mi piaci più. Ti scrivo per farti sapere che ti tradisco...
Augusto».
Povera Giovanna! Io non sapevo chi fosse, ma l'idea di quel coricino così precocemente ulcerato dall'abbandono, mi faceva ripetere tra il serio ed il faceto:
— Povera Giovanna! Povera bimba tradita!
Evangelina mi aveva preso il foglio di mano, lo rileggeva senza poter frenare l'ilarità.
— È crudele, ma schietto — osservai — il piccolo traditore...
Mia moglie mi interrompeva per raccomandarsi...