— Smetti — gli dissi — va a giocare, divàgati; ora studieresti inutilmente, perchè pensi ad altro.
Ammutolì, segno che avevo indovinato.
— A che pensavi studiando?
— Pensavo che Laurina non sa il milanese soltanto, ma sa anche l'italiano, senza essere mai andata a scuola; pensavo che a scuola...
— Ebbene a scuola?... — chiesi raccogliendo in un'interrogazione tutta la severità paterna.
Non volle finire il suo pensiero, ed io intesi benissimo che egli cominciava a pensare quello che ai miei tempi avevo pensato io, senza confessarlo in casa.
VI.
Fu per opera della disperazione.
Non sapendo come consolarsi altrimenti della grama figura che faceva a scuola col latino, mio figlio decise in cuor suo d'innamorarsi un'altra volta. Quando uno studente ha preso una deliberazione così fatale alla sua pace, per solito si guarda attorno, e se la fortuna lo aiuta, non tarda a ritrovare il caro oggetto. Così fece mio figlio, e io ne fui testimonio.
Una sera, verso il tramonto, le mammine e i babbi stavano alle finestre del cortile a godersi le risate dei bimbi e la frescura.