Si giocava a mosca cieca, un giuoco allegro e senza pericoli, a cui i grandi avevano lasciato che pigliassero parte anche i più piccini, per contentarli. E io raccomandava appunto alla mia Evangelina di non perdere d'occhio le mosse furbe d'un marioletto alto una spanna, il quale si accostava in punta di piedi per tirare la falda dell'abito a mosca cieca, poi fuggiva un gran tratto, credendosi inseguito, poi si fermava in distanza e alzava la testina trionfante verso un balcone del terzo piano, per ricevere il plauso di uno spettatore indulgente.

Augusto no, non ci guardava; ci aveva interamente dimenticati; egli aveva fatto alleanza con Angela, con la bionda Angela, quella dei labbruzzi di ciliegia, ed era attentissimo a non lasciarla cadere nelle mani di mosca.

Angela veniva su a vista d'occhio, ed era sempre la più vaga creaturina che io avessi mai veduto; giocando si era fatta rossa rossa in viso, e alcuni ricciolini di capelli erano sfuggiti al pettine; vi potete bene immaginare che non ci perdeva nulla. Correndo intorno al penitente, e voltandosi bruscamente quando aveva gridato mosca, si trovava ogni tanto nelle braccia di mio figlio; allora si pigliavano per mano, e mentre correvano così allacciati, Evangelina mi faceva notare che Angela era due buone dita più alta di Augusto.

— Non può essere — diceva io — è la pettinatura che la fa sembrare così.

Invece era proprio così, anzi per ciò solo aveva dato nell'occhio ad Augusto.

Egli le parlava senza impaccio, la maltrattava anche un tantino, col pretesto di darle un savio consiglio o uno spintone salutare, ma ogni tanto, guardandola di nascosto, pareva stupito di vedere cose a cui non aveva mai badato, cioè un nasino birichino, due occhioni aperti e sereni, e il resto.

A volte si distraeva in questa contemplazione e toccava ad Angela a pigliarlo per un braccio, salvarlo da mosca e tirarselo dietro un tratto.

Una di quelle distrazioni fu fatale ai due futuri innamorati: mosca venne presso a loro, allungò le mani, afferrò qualche cosa, strinse, e tutto il coro dei bambini squillò battendo le mani: presa! presa!

Sì, Angela era presa; il disgraziato, che da mezz'ora brancolava nel buio, si era già tolta la benda, si fregava gli occhi abbagliati e rideva del proprio trionfo.

Angela pure rideva. Si fecero innanzi per metterle la benda tre dei più impazienti e dei più audaci, ma così piccini che sarebbero stati imbarazzati a cavarsene con onore, se Angela non si fosse chinata.