Allora entrò di mezzo mio figlio:

— Che cosa volete fare voi altri?

Prese la benda, appoggiò le labbra all'orecchio di Angela, per dirle qualche cosa che nessuno doveva intendere, poi fece egli stesso la bendatura, una bendatura che era una carezza, senza stringere troppo, senza tappare le orecchie, senza imprigionare i ricciolini belli.

Insospettiti da tante precauzioni e dalle parole che mio figlio aveva pronunziato all'orecchio di mosca, qualcuno, chinandosi a guardare sotto il naso di Angela, insinuò: ci vede!

— Non vedo niente! — protestò la fanciulla.

A ogni modo bisognava stringere un po' più la benda per salvare le apparenze della giustizia, e mio figlio non lasciò che altri se ne immischiasse.

Una risata, un gridio confuso: mosca! mosca!; tre o quattro spinte di qua e di là, e tutti i monelli si sbandarono lasciando la povera ragazza sola nel mezzo del cortile.

La biondina era proprio impacciata, si moveva, appena chinandosi, allungando le mani, ma non osando fare un passo per non cadere.

Si faceva già un gran ridere della sua disadattaggine e ne rideva anche lei.

— State a vedere — disse Augusto con molto sussiego — state a vedere che la vado a baciare e non mi piglia.