— Anch'io! — esclamò un altro.
— Tu no — rispose Augusto — soltanto io.
E come se avesse dato le migliori ragioni per convincere un avversario, con queste quattro parole e con uno spintone il piccolo prepotente ottenne che l'altro rinunziasse all'impresa; dopo di che vi si accinse lui.
Si accostò in punta di piedi un tratto; poi tossì, poi disse «sono qua» e si fece indietro, poi si spinse innanzi, la rasentò e fuggì — impostore! — come se avesse paura d'esser preso; all'ultimo afferrò Angela per le mani e la baciò più volte sulla bocca ridente. Ma o la fanciulla era forte davvero, o mio figlio s'indebolì di troppo; il fatto è che fu preso, e rimase lungamente stretto fra le braccia di Angela, in mezzo alle risate del coro, che di nuovo strillava in buona fede: mosca! mosca!
VII.
A tarda sera, quando le voci delle mammine timorose dell'umidità scesero dalle finestre in cortile a richiamare i bimbi, e s'udì a un tratto: — Angela! — e noi aggiungemmo: Augusto! Laura! — due piccole ombre si staccarono dal muro, salutandosi alla libera, senza stringersi la mano, senza guardarsi neppure in faccia, e si separarono (ipocriti!) senza voltarsi.
Più difficile fu staccare Laura da un marioletto precoce, di tre anni appena, il quale, perchè mia figlia gli faceva da mammina con una pazienza da angelo, strillava come un piccolo demonio e voleva portarsela a casa.
Quella notte Augusto vegliò a tavolino un'ora più tardi del solito, perchè doveva rifare il còmpito, diceva lui. Quel còmpito, fatto e rifatto dieci volte, incominciava invariabilmente, ineluttabilmente così: «adorata fanciulla!»
Egli si provò anche, e io ne ritrovai le traccie, a scriverle dei versi, ma vedendo forse che non gli tornava comodo dire a sillabe contate e in rima tutto il suo pensiero, vi rinunziò quella notte, e non credo che ricadesse mai più in tentazione. Perchè voleva amare sul serio, amò in prosa; ma, o Muse! quale prosa e quanta! In ogni ora del giorno io trovava mio figlio intento a consegnare a un pezzetto di carta il suo grande amore.
Egli non si confidava meco, come potete immaginare: aveva al contrario una gran paura dei miei sorrisi, delle mie parole buttate all'aria come per proporgli la mia complicità, e custodiva gelosamente i tentativi mal riusciti del suo stile epistolare, ma non così che io non trovassi modo di seguirne nascostamente la formazione e lo sviluppo.