Nei primi giorni era uno stile saltellante a stento, come certa prosa moderna; ma a poco a poco il suo periodo si allargò per lasciar entrare in folla gli aggettivi, gli avverbi, le metafore e perfino qualche pensiero originale e qualche sentimento genuino. E allora il suo stile apparve gonfio, come certa prosa moderna. In capo a due mesi di tale esercizio, Augusto era il primo della scuola per l'italiano, e il signor maestro, uomo di modestia antica, si domandava in buona fede come avesse fatto il birboncello a cavar tanto sugo dalle sue lezioni.

VIII.

E come accoglieva Angela la prosa di mio figlio? Tranquillamente, con una gravità che era per me una rivelazione sempre nuova.

Lo dissi una volta a Evangelina, ed Evangelina trovò che avevo ragione: «le fanciulle sono sempre mature per l'amore».

Forse perchè ancora non le erano spuntate le ali della rettorica, e di quelle della grammatica e della ortografia non si poteva fidare interamente, forse perciò solo era restia a scrivere, o lo faceva con un laconismo degno dei bei tempi di Sparta; ma a ogni modo quella prudente parsimonia di parole otteneva un doppio e magnifico effetto: il suocero curioso ammirava l'anticipata dignità femminile di sua nuora, non badando a qualche peccatuzzo contro l'ortografia, e all'adorato Augusto, anche con doppia t, non pareva d'essere adorato abbastanza.

Se quella fiamma avesse continuato un pezzetto ancora ad ardere con la medesima felicità, non turbata da un alito di vento maligno, probabilmente sarebbe andata a finire come le altre; un bel giorno Augusto avrebbe scritto ad Angela per farle sapere che la tradiva, e si sarebbe guastato un'altra volta col latino. Ma ad alimentare il fuoco amoroso interveniva ogni tanto qualche piccolo litigio, e vegliava come una rigida vestale, indovinate chi... la gelosia!

Sì, Augusto era geloso, e ah! non aveva che troppe occasioni di esperimentare il morso del suo piccolo demonio. I giuochi innocenti del crepuscolo erano dolcezza e fiele che la sorte gli mesceva quotidianamente; i baci che egli otteneva di nascosto, squisita ambrosia, erano attossicati da quelli che taluno più di lui ardito carpiva in palese; vi era fra gli altri un suo compagno di scuola, anche meno forte di lui nel latino, che non è dir poco, ma più forte a pugni, il quale baciava impunemente tutte le ragazze e dava degli scapaccioni ai maschi. Mio figlio restituiva coscienziosamente gli scapaccioni, ma era impotente a vendicare i baci.

— Ti sei lasciata baciare! — rimproverava egli.

Angela non vi aveva colpa, era stata presa alla sprovveduta, e poi giurava di non voler niente bene a quel monello.

— Che cosa devo fare? — diceva.