Il signor Libero de' Liberi entrò. Era proprio lui, ed io potei subito notare che si era premunito alla meglio contro la prima impressione e che usciva allora allora dalle mani del parrucchiere.
— Ho il piacere di parlare all'avvocato Placidi? — disse sorridendo risolutamente.
Avevo avuto tempo di fare anch'io il mio proposito, e mi accontentai d'inchinarmi e di accennargli una sedia.
Egli impiegò un tempo relativamente lungo nel mettersi a sedere, e parve cercare un istante qualche cosa fra le proprie gambe e quelle della seggiola; ma vedendo ch'io non fiatava, si decise a ripigliare la parola:
— Vengo per un affare delicato... un affare, dirò così, delicato... propriamente delicato...
Non era carità la mia di starmene ad aspettare in silenzio il resto, ma volevo che il vecchio temerario pagasse sino all'ultimo quattrino il prezzo della sua balordaggine.
Ed egli parlava, sebbene io facessi di tutto per intimorirlo; diceva:
— L'avvocato Placidi non è celebre per nulla: la fama narra che egli ha il cuore... pari all'ingegno...
Vedendo che io non apriva bocca nemmeno per interromperlo e per respingere la sua adulazione, proseguì mutando accento:
— Quando un uomo ha un negozio... dirò così... difficile per le mani, e gli bisogna un valido patrocinio, non vi è meglio che l'avvocato Placidi. Non dica di no...