— Ho qualche anno più di lei, e si può fidare della mia esperienza. Ebbene, io le assicuro che i giovani non sanno amare, che prima dei quarant'anni nessuno può vantarsi di sapere l'abbici dell'arte di rendere felice una donna; io la so tutta...
Si era andato accalorando a poco a poco, e nella foga della confutazione aveva smesso l'accento melato dell'esordio; ma a questo punto indovinò forse nel mio sorriso il timore che egli avesse avuto tempo di dimenticare quell'arte di cui s'impara l'abbici a quarant'anni, perchè, abbassando la voce e ripigliando il fare carezzevole di prima, ripetè:
— Ho cinquantacinque anni non compiti, sono nel fiore dell'età. Io le leggo in faccia, che, sebbene più giovane di me, lei si crede vecchio; invecchi per davvero e diventerà della mia opinione. È il difetto della nuova generazione, quello di voler essere decrepita. La natura aveva assegnato all'uomo un periodo di vita, al cui paragone le nostre due età messe insieme fanno appena appena una fiorente virilità. La fisiologia delle piante e degli animali ha dimostrato che ogni creatura vivente può campare otto volte il tempo che impiega a raggiungere il suo massimo sviluppo. L'uomo si forma fino a venticinque anni; faccia il conto; sono dugento anni di prova che l'umana impazienza è riuscita a ridurre a meno della metà. Ma io non sono impaziente; ho buona salute perchè mi sono goduto il mondo con metodo. Faccio conto di campare ancora molti anni, di vedere i miei figli maschi nell'esercito o in una pubblica amministrazione, e di dare alle mie ragazze dei mariti... che mi somiglino...
Sorrise con malizia. Era la prima allusione alla mia Laurina, ma non andò oltre. Contentone della parte che gli avevo messo nelle mani, non voleva barattarla con un'altra. Senza sfidare apertamente un rifiuto, egli difendeva la sua causa con comodo sapendo benissimo d'essere inteso. Ed io quasi mi pentiva di non averlo messo con le spalle al muro.
— Mettiamo — ripigliò dopo una pausa — per farle piacere, mettiamo che scopo del matrimonio sia la figliolanza, mettiamo che mia moglie mi dia dei figli, mettiamo anzi allegramente che me ne dia una dozzina, e infine mettiamo che un accidente imprevisto mi faccia morire prima del tempo e tolga alla mia famiglia il più amoroso dei mariti e dei padri; il danno, relativamente alla enorme sventura, sarà irreparabile per me solo.
Abbassò la voce e prese un'aria modesta nel soggiungere:
— Sono ricco!
Non sapevo veramente come ribattere; nel campo dei ragionamenti astratti tutto quello che ancora potevo opporre era un ma.
— Me ne rallegro — risposi — ma...
Egli pensò ch'io volessi maggiori spiegazioni e rincalzò così l'ultimo suo argomento: