— Sono ricco, e non me ne vanto, perchè le mie ricchezze non me le son fatte io: ad ogni modo, sia ringraziato mio padre buon'anima, sono ricco; posseggo ottocentomila franchi quasi tutti in cedole del debito pubblico e in risaie. Se sarà necessario, assicurerò la mia vita a favore dei miei eredi. Io non ho la sciocca paura di morire subito dopo essermi assicurato; tutt'altro; so, perchè me lo insegna la statistica, che chi si assicura ha la probabilità di campar molto di più, e che solo perciò le società d'assicurazioni spartiscono dei grassi dividendi. Ma posso morire d'una caduta da cavallo; posso essere fulminato, sebbene la mia casa di città e quella di campagna siano munite di parafulmini; posso perire in uno scontro ferroviario...

— Possiamo — interruppi gravemente — essere presi alla sprovveduta in una notte serena, ed essere accoppati e seppelliti in un punto solo, da un bolide che ci caschi addosso.

— Perciò — prosegui senza scomporsi — mi propongo d'assicurare la mia vita; e lo farò la vigilia delle nozze. Sarà una specie di dote che porterò io a mia moglie, la quale deve entrare nella casa coniugale col suo fardelletto di ragazza e niente più.

Questa volta credette proprio d'avermi soggiogato, perchè mi piantò gli occhi in faccia come un creditore. Lasciai durare il silenzio quanto bastasse a far perdere al mio avversario un po' di sussiego, poi dissi tranquillamente:

— Io sono qui a discutere con lei intorno a una teorica, di cui non veggo l'applicazione.

— L'applicazione, l'applicazione.... l'applicazione eccola: lei ha una figliuola che mi piace, sissignore, mi piace; mi piace molto, mi piace troppo, mi piace tanto che vorrei sposarla. Non conoscendo nessuno per farmi presentare — proseguì dopo una breve pausa con accento più umile — eccomi qua alla libera; siccome è un negozio che mi sta a cuore, ho voluto trattarlo in persona. Non ignoro che corrono pel mondo dei pregiudizi contrari alla mia felicità; voglio difenderla io stesso.

Parlava con una gravità inusata, e non pareva più il medesimo uomo di prima, quando soggiunse:

— Se dopo queste spiegazioni, rimane ancora qualche cosa di bizzarro nella mia condotta, signor avvocato, si metta nei miei panni e mi difenda lei.

Era il punto difficile: al momento di dare un'afflizione a quell'uomo audace, io lo trovava simpatico, e quasi non mi pareva audace; era ben conservato, non bello, ma di lineamenti regolari; se non gli aveva ritinti, i capelli che gli rimanevano erano pochi ma neri. Pensavo: «quanti babbi e quante mammine si lascerebbero tentare dalle sue ottocentomila lire di patrimonio! Palazzo in città, palazzo in campagna, risaie, cedole del debito pubblico.... Oh! quante fanciulle di sedici anni perderebbero la testa!...

— In tutto ciò — risposi gravemente — io non vedo altro di bizzarro se non la sproporzione dell'età; che lei pigli moglie a cinquantacinque anni è cosa naturalissima, non avendola presa prima... ma lei forse ignora quanti anni ha la mia Laura.