E da quelle sabbie popolose, dalle frondi dell'acacia, dell'olmo, dell'ippocastano, dalle acque tranquille del piccolo lago, per tutto, dalla terra e dal cielo si alza una voce trepida che ripete: — Mio figlio!
Io guardo all'azzurro profondo, in cui si apre l'occhio del sole, alla prateria tranquilla e verde, alle acque rugose; sento l'aria balsamica agitata appena dai voli e dai canti, e indovino il fine segreto, il fine unico e grande di tutte le cose create; mi par di penetrare il fascino occulto della bellezza, l'irresistibile ed ignota potenza dell'amore, ed esclamo commosso: — Oh! i dolci inganni della natura!
Tutto ciò che ride ai baci del sole, tutto ciò che lavora nel silenzio, tutto ciò che abbella e si fa bello, tutto tende allo stesso fine.
Quale?
Per l'occhio distratto che ammira, pel senso che si diletta, per lo spirito leggiero che si compiace, per l'anima che obbedisce credendo di costringere l'universo ai suoi voleri, è l'amore. Per la mente indagatrice, per l'occhio scrutatore, per lo spirito non mai contento, è la figliolanza.
Vaghi fiori del prato e delle aiuole, uno solo è il segreto della vostra bellezza ed io l'ho nel cuore; domani sarete appassiti e spregevoli per gli altri, non per me che spingo l'occhio fra le chiuse cortine dei vostri letti nuziali.
Mi guardo intorno con l'anima piena della mia idea e dico:
— Quell'albero ama, quel passero ama, amano quei fiori e quegli insetti e quella nuvola che porta in grembo tante consolazioni di rugiada; ama il sole che ci guarda, ed amano le stelle che ammiccano agli amanti nelle notti serene, e tutto ciò che ama è vittima d'un caro inganno dei sensi.
Alla svolta d'un viale, in una panca di sasso che si nasconde fra le spire della glicinia, ecco appunto due vittime.
Essa non è bella, ma ha una faccetta capricciosa, un naso aquilino, due occhioni azzurri, e porta con grazia un monte di capelli biondi; a lui non guardo; ma dev'essere bello, perchè quella donnina ha buon gusto.