— Un po' di sacrifizio da una parte — interruppe con accento melato — un po' di condiscendenza dall'altra....

— Se poi mi chiede mia figlia — proseguii senza badargli — le dirò che io non ne dispongo come una derrata; se ne disponessi, mi piace parlarle schietto, non gliela darei.

— E, a parer suo, si stenterà a trovar un padre che voglia dare alla propria figliuola un uomo come me, senza il costo d'un quattrino?... perchè io non voglio dote...

— Non dico questo; credo anzi che lei non istenterà niente affatto: ma le consiglio di riservare sempre per ultimo, come fa oggi, l'argomento della dote. Dare la dote alla propria figliuola, anche se costa un sacrifizio, è un diritto che i genitori si tengono caro, a cui essi non vogliono rinunziare.

Mi guardò con una gran voglia di contraddire al mio ottimismo, ma io guardai lui bene in faccia, s'inchinò e tacque.

— Forse — disse poi freddamente — quando la signorina Laura saprà...

— Mia figlia — interruppi levandomi da sedere — non saprà nulla; essa è in età che non mi obbliga a consultarla.

Con questa dichiarazione esplicita gli diedi un colpo tremendo.

— È singolare — balbettò — lei dispone così della felicità di sua figlia senza nemmeno interrogarla.

— Scusi, ma io non dispongo di nulla; lascio mia figlia libera di fare a suo tempo, e con giudizio, la propria felicità.