— La felicità — sentenziò quell'ostinato — non si presenta sempre due volte; io ho la coscienza di poter fare felice la signorina Laura, e mi pare che non vi sarebbe alcun male se la signorina conoscesse le mie intenzioni...

— La signorina Laura — ribattei con pacatezza — fino a due anni fa era contenta di sposare il babbo: dica un po' lei se mi devo pigliare la briga di metterle in capo il suo strano progetto.

— Voleva sposare il babbo! — esclamò con gioia quell'innamorato testardo; — voleva sposare il babbo!...

— Scusi — dissi per troncare la sua estasi — dimenticavo che sono aspettato.

— Ritornerò — diss'egli prontamente — ci pensi...

Mi porgeva la mano, ed io la presi un momentino; s'inchinò, m'inchinai, sparve.

Rimasto solo, mi sentii come sopraffatto dal peso di una sventura che le mie forze paterne non bastassero a sopportare, e corsi a gettare il mio sgomento nel seno di Evangelina.

III.

Evangelina rise. L'idea che Laura a sedici anni avesse suscitato la follìa amorosa d'un vecchio celibe, e sopratutto che io me ne affliggessi come d'una sventura toccata alla nostra bambina, questa idea la metteva di buon umore.

— Me lo farai conoscere — diceva; — quando egli tornerà mi avvertirai, e io starò al finestrino per vederlo passare. Ma perchè non ridi anche tu?