Ci voleva un po' di silenzio in coda a questa reticenza filosofica, ma noi forse ne mettemmo troppa, perchè il vecchietto si scosse, ci guardò in faccia, e questa volta ridendo in modo esuberante, dichiarò che se le ragazze a sedici anni sono la vera e propria calamita della gente calva o canuta, uno che sotto la calvizie o la canizie conservi almeno un dito di cervello deve farsi forza e resistere; e che il signor De' Liberi era un asino calzato e vestito se pigliava un istinto per un bisogno e la propria debolezza per la propria forza.

— Però s'ha a compatirlo — si affrettò a soggiungere... — e levarcelo dai piedi con garbo. Me ne incarico io, purchè...

Ogni tanto gettava un'occhiata in cortile, attraverso i vetri; a un tratto s'interruppe e passò un raggio di luce sulla sua faccia.

— Eccola! — mormorò appoggiando il viso alla vetrata... — quanto è cresciuta! quanto è bella! Ma chi è quel signore che l'accompagna?

— È lui — esclamai picchiando il vetro colla fronte.

Era il signor De' Liberi! Sempre saltellante e disinvolto, e accompagnato sempre dalla sua musica, che attraversava i vetri e giungeva fino a noi, egli camminava accanto a mia figlia, la quale non sospettando la perfidia in un uomo di quell'età, gli fissava in volto gli occhi innocenti, mentre egli le diceva... Che cosa mai le diceva?... E la fantesca? Stupida creatura! Eccola là che arriva tranquillamente in ritardo, dando un'ultima occhiata e buttando un ultimo pezzo di dialogo al portinaio.

Un momento dopo Laura venne di corsa a portarmi una carezza, a mezza strada vide il nonno che aspettava a braccia aperte, sviò e fu prima da lui.

— Ci è di là un signore... vecchio — disse quando potè uscire dall'amplesso.

— Chi è quel signore vecchio? Che cosa ti diceva? Come mai ti seguiva?

— È quello stesso che abbiamo visto insieme nei giardini, te ne ricordi? quello che porta gli stivali canterini... Ieri uscendo da scuola lo incontrai per via e mi salutò, oggi pure, per combinazione veniva da te... Montiamo nell'omnibus e monta anch'egli; ci troviamo a sedere dirimpetto... — La signorina Placidi? — mi domanda. — Sì, signore — rispondo. — Ho fatto male?