— È strano che uno possa somigliare a molte persone, che poi fra loro non hanno ombra di somiglianza.
Io ammisi concisamente che era strano, e pregai il signor De' Liberi di mettersi a sedere.
— Il signore — dissi parlando a mio suocero, con l'aria d'informarlo per la prima volta — il signore ci ha fatto l'onore di chiedere la mano di Laurina.
Era inutile proseguire perchè mio suocero, ancora gongolante della sua somiglianza strana con mia figlia, faceva intendere col capo e col sorriso che sapeva tutto, e che era disposto a compatire ogni cosa.
— Vengo per la risposta — disse il signor De' Liberi, rivolgendosi addirittura al nonno.
— La risposta... — balbettò il pover'uomo imbarazzatissimo nel dover dare un'afflizione in cambio di una lusinga; — la risposta non deve offenderla... Noi comprendiamo... io capisco benissimo e so compatire... alla nostra età... lo dicevo poc'anzi con mio genero... l'infanzia ci attira...
Il signor De' Liberi pareva in un'angustia grande; gli era penetrata una spina in una parte molto sensibile... non poteva star fermo...
— Scusi... — diceva; ma mio suocero non era uomo da lasciarsi interrompere al momento di prendere il filo.
— Scusi lei... — ribatteva: — Laura è proprio una ragazza, sebbene paia una donnina a vederla, non è possibile pensare a questo matrimonio sul serio. Si figuri un po' l'avvenire; pochi anni ancora e noi saremo vecchi quando Laura...
Questa volta il signor De' Liberi non potè resistere.