— Creda pure — entrò a dire mio suocero interamente placato.
— Creda... — dissi io.
— Credano — disse lui — non mi dispero mai, perchè so aspettare.
— L'avvenire è di chi aspetta — sentenziò mio suocero.
— A ben rivederla.
— A ben rivederli. — Infilò l'uscio, e seguìto da noi, attraversò le stanze senza voltarsi; sulla porta d'ingresso fece un ultimo inchino e sparve.
Un momento dopo attraversava il cortile a passo di conquista, e sollevava gli occhi alla finestra, forse con la speranza di vedere la piccola dama de' suoi pensieri. Ci ritirammo in fretta per non farci scorgere; ed io, lasciando spenzolare le braccia dinanzi a mio suocero che mi stava a guardare a bocca aperta:
— Mia figlia è condannata — dissi. — Non ho più speranza di salvarla.
— Che cosa dici mai?
— Dico che quell'uomo è capace di aspettare quattro anni e di sposarsela; è il destino che lo vuole.