Un po' del mio timore superstizioso era penetrato nell'animo del povero nonno.
— Vedremo anche questa — diceva. — È impossibile che Laurina stia quattro anni ancora senza trovar marito. Gliene troveremo uno, bisogna trovargliene uno subito... io ti aiuterò.
— Stando a Monza!
— Che credi? Se appena appena mi tenti, sono capace di piantare la filanda per cacciarmi in casa tua come un invalido... Mi vuoi?
— Vieni — esclamai solennemente — vieni a ripetere queste parole in faccia a tua figlia e a tua nipote.
Io lo trascinai meco, ed egli lasciò fare ridendo.
VI.
A forza d'invocare la parola data e di ripetere che l'uomo deve a sè stesso, non già nella vecchiaia, ma prima, un po' di riposo nel seno della propria famiglia, mio suocero si indusse a scrivere al suo ragioniere, affidandogli l'incarico di assestare ogni cosa e di affittare o vendere la filanda; e al momento di abbandonarmi la lettera preziosa perchè io pensassi ad avviarla a Monza, egli prima vi mandò un gran sospiro, poi mi spiattellò in viso che tutte le mie insistenze e tutte le moine di sua figlia e la stessa parola che gli era sfuggita non gli avrebbero impedito di andarsene se non fosse stato di...
— Di Laurina?
— No d'un'idea, d'un capriccio che m'è venuto.