— Grazie — gli dissi con falsa solennità; — la tua premura mi commuove, io non ho fretta.
— Se non l'hai tu, l'ho ben io.
— Tu sei già nonno; che te ne importa?
Ma la luce che era sulla faccia gongolante del povero vecchio, illuminò il mio cervello: il gran segreto mi fu svelato.
— Bisnonno! — esclamai.
— Bisnonno — disse abbassando la voce — voglio essere bisnonno, sono forse ancora in tempo, e Laurina non è capace di farmi penare.
Quando questa idea fu entrata nel cervello di mio suocero l'occupò tutto, e vi regnò dispoticamente, mattina, sera e parte della notte. Gli venivano da Monza notizie incerte e contraddittorie sulla filanda che lo aveva tenuto prigioniero tutta la vita; il compratore non si trovava; il compratore era trovato; il compratore era pentito. E mio suocero rimaneva impassibile e sicuro del fatto suo.
— So già come andrà a finire — diceva — il compratore c'è, ma tarda a farsi innanzi per spendere meglio il suo denaro; all'ultimo momento arriverà di corsa; intanto... diamo marito a Laurina.
— Non ha che sedici anni — osservava mia moglie.
— Compiti, quasi diciassette; tu non ti sei forse maritata a diciassette anni?