Ma il sorriso che avevo posto sul labbro domandava misericordia, e la poveretta n'ebbe e mi buttò le braccia al collo. Mi disse subito che mi voleva castigare, perchè ero stato tanto tempo fuori di casa; ma mi perdonava e perciò tutto andava benissimo.

— Che hai fatto in quest'ora? — le chiesi.

Tante cose aveva fatto in quell'ora e un quarto (perchè era passata un'ora e un quarto, anzi un'ora e venti minuti, e dovetti convenirne io stesso per non dar del bugiardo al nostro unico orologio a pendolo), aveva fatto tante cose. Prima di tutto si era levata dal letto, poi si era vestita, aveva dato sesto alle stanze, ed aveva avuto voglia di una limonata.

— E l'hai bevuta?

Non l'aveva bevuta, perchè le era mancato lo zucchero e non aveva il limone.

— Bisognava mandarne a prendere... — esclamai — bisognava...

Evangelina m'interruppe:

— Bisognava mettere giudizio e farsi venire un'altra voglia.

— E che voglia ti sei fatta venire?

— Di darti un bacio — mi rispose — ed ora me la cavo, questa è una voglia lecita, perchè non costa nulla. Non siamo ricchi!