Seguendo a dritto filo una delle sue teoriche, si arrivava a questa conclusione che, passata la infanzia, noi attraversiamo gli anni in una specie di sonnambulismo erotico, per risvegliarci, intorno ai cinquantacinque sonati, maturi per l'amore.

La sua dottrina insegnava ancora che i giovani d'oggi sono guasti, sono frolli, sono scontenti e corrono incontro al suicidio.

— Vi vadano soli! — esclamava: — le ragazze di buona famiglia dovrebbero rifiutarsi di accompagnarli!

E perchè i colpi astratti non gli sembravano abbastanza sicuri, egli pigliava ad uno ad uno i giovanotti che frequentavano la casa del Cavaliere e la mia, e con un'industria felicissima ne scopriva le debolezze, le imitava, esagerandole, e ci faceva ridere alle loro spalle. Diceva, per esempio, del signor Paolo:

— Gran bravo giovane! ottimo cuore, bell'ingegno... un po' timido; — e dicendo queste parole, i gesti serrati alla persona, l'accento dimesso, il sorriso che chiedeva misericordia e perfino gli occhi del signor De' Liberi erano quelli del signor Paolo tali e quali.

La volpe astuta spacciava così i suoi avversari col ridicolo, senza ricorrere alla maldicenza.

Intanto passavano i mesi, e mariti non se ne presentavano. Mia figlia, per quello che mi pareva, si veniva facendo sempre più belloccia; andava a genio a molti, non dispiaceva a nessuno, e tutto ciò inutilmente.

Se non fosse stato di mio suocero, il quale perdeva la pazienza, e del signor De' Liberi che non la perdeva, i diciassette anni di Laura avrebbero fatto tranquillo me, come facevano tranquilla sua madre; ma con quei due vecchi al fianco, il problema d'un marito a mia figlia cominciava ad inquietarmi.

Talora vi pensavo non senza terrore; e per avere il diritto di scusarmi agli occhi miei di una inquietudine intempestiva, cominciava dall'accusare tutti i padri dell'universo mondo per la trascuranza che mettono nel ricercare a tempo un buon marito alle loro figliuole.

Non erano poche le ragazze di mia conoscenza che non avevano trovato marito. Mi venivano dinanzi a una a una: la rassegnata, l'inquieta, l'irascibile, l'ascetica e la sentimentale; le bionde, tutte troppo magre o troppo grasse; le brune col labbro e col mento ornato da una peluria maligna. Un tempo erano state belloccie anch'esse, alcune bellissime e ricche; ed avevano tutte indistintamente fatto per lunghi anni le scale del pianoforte senza arrivare a nulla.