Non vi era pericolo che egli parlasse. Era diventato maestro nell'arte di toccare tutto ciò che Laura aveva toccato, di rubarle i mazzolini e gli spilli, di seguirla da lontano con gli occhi, fingendo di leggere la gazzetta; da vicino non osava neppure guardarla.

Costretto a mettersi al pianoforte, toccava il solito tasto del segreto amore e successivamente quelli dell'amore ardente, dell'amore disperato; ma dite un po' se riuscì a mio suocero d'indurlo a sonare un pezzo a quattro mani con mia figlia! Ne moriva di voglia, ma non vi fu verso; si dichiarava incapace, e all'ultimo, non sapendo come schermirsi, si raccomandava... a chi? al signor De' Liberi, il quale non si faceva pregare.

Il signor De' Liberi sì che sonava a quattro mani con mia figlia! Egli pigliava anche delle libertà innocenti, quella, per esempio, di darle dei colpetti sulla mano sinistra per farla ridere, o d'andare a toccare una nota acuta che non era scritta sulla musica, passando audacemente sopra tutte e due le mani di Laurina.

E che faceva il disgraziato Paolo? Lo incoraggiava, gli diceva bravo e bravissimo (non osava dir bravissima e nemmeno brava), voltava le pagine ed era felice.

Per arrivare a Laurina — disgraziato! — egli pigliava proprio la via più lunga: si attaccava istintivamente al signor De' Liberi.

Quando non era il primo a ridere delle arguzie del vecchio rivale, perchè troppo tardi aveva sollevato il capo dalla gazzetta, era lui che nel coro delle risate metteva la nota robusta.

Se per disgrazia qualche motto saporito del signor De' Liberi, giungendo in mal punto, era caduto a terra senza che alcuno se ne avvedesse, chi pensava a raccoglierlo? chi chiamava l'attenzione del prossimo, sperando che il signor De' Liberi lo ripetesse? e quando il vecchio astuto non si voleva arrendere, chi si pigliava la parte goffa di ripetere la frasetta arguta di un altro? Sempre il signor Paolo.

Si può bene immaginare che di quel passo egli non avanzava gran fatto incontro alla sposa; ma, vedendo il vecchio amico suo in tanta dimestichezza con la fanciulla amata, a lui pareva di far loro cammino.

— Quel povero giovane — mi faceva osservare mio suocero — è capace di pigliare a confidente delle proprie pene suo rivale. Bisogna farla finita; invitalo a venire a casa il sabato...

— L'ho già invitato: verrà il prossimo sabato; me l'ha promesso.