Recandomi in casa del Cavaliere per il noto colloquio, eravamo tutti un po' impacciati, ma meno di tutti Laurina.

Essa si stringeva al braccio della mamma e sorrideva; si sentiva donna, e questo sentimento nuovo era una forza.

Quanto a me, non mi ero mai sentito così minchione.

Il cavaliere ci vide da lontano e ci venne incontro; il giovane dottore stava ritto in fondo, ma gli occhi suoi e quelli di Laurina s'incontrarono subito e dissero: «per tutta la vita!»

Non fu la desolazione che io aveva temuto; feci il disinvolto senza avvedermene, e quando me ne avvidi non mi stupì niente affatto.

— Il dottor Lelli, figlio d'un mio ottimo amico — disse il Cavaliere.

— Ci conosciamo! — gridò mio suocero.

Intanto la signora Amalia, non dimenticando la scenetta combinata col marito, dichiarò senza batter ciglio che non si aspettava la nostra visita. Questa bugia enorme ne suggerì un'altra a mia moglie.

— Volevamo andare a teatro e vi abbiamo rinunciato all'ultimo momento.

Il dottor Lelli ci salutò ad uno ad uno con molta gravità.