— Signorina... — balbettò in ultimo, pigliando la mano di mia figlia.

Egli non soggiunse altro, ed essa non aprì bocca.

***

— A primavera le nozze — sentenziò più tardi mio suocero; — intanto Laurina non andrà a scuola, e prometterà solennemente al babbo di studiare la storia moderna in casa; fino a primavera silenzio con tutti!

— Silenzio!

Era cosa giurata.

Forse perciò il sabato successivo gli amici erano informati di ogni cosa. Chi aveva parlato? Chi era il traditore? Ci guardammo in faccia e ridemmo.

Quel sabato il signor De' Liberi non venne, e per tutta la settimana successiva non si lasciò vedere. Non era ammalato, tutt'altro; sopportava con coraggio la propria sventura e stava benone. Un giorno finalmente ci piombò in casa all'improvviso: era ilare, svelto. Si rallegrò con mia figlia e con noi, strinse la mano dello sposo e ci annunciò le sue nozze future.

— La sposa? — fu chiesto da ognuno; — chi è la sposa?

La sposa era la signorina Alice, compagna di scuola di Laurina.