— È proprio una bambina — esclamò il vecchio pazzo in aria compunta. — Non ha ancora diciotto anni.

— Chi è questa signorina Alice? — mi domandò mio suocero. — Qualche mostriccino in gonnella, spero?

Ohimè, no! la disgraziata era anche bella!

Il signor Paolo, protetto dall'amica notte, fu visto per alcune sere aggirarsi nei dintorni di casa mia, come un'anima di pena; poi se ne tornò al suo cantuccio e ripigliò eroicamente la gazzetta.

NONNO!

I.

Se ne vanno! Ecco Laurina che asciuga in fretta le lagrime e si affaccia allo sportello per darci l'ultimo addio, mentre lui è contento come una pasqua — il mostro! — e continua a sorriderci dal finestrino accanto.

Anche noi continuiamo a sorridere: mio suocero, Evangelina e io, tutti e tre abbiamo messo fuori il nostro lumicino acceso. Ma la luminaria sta per ispegnersi; la locomotiva fischia e sbuffa, il treno si scuote, rincula e si avvia.

Voglio dare un'ultima stretta di mano a mia figlia, e riesco appena a toccarle la punta delle dita, perchè qualcuno mi avverte di tirarmi indietro. Accompagno un po' il visino bianco che si perde nello spazio: poi veggo sventolare la pezzuola che ha asciugato tante lagrime... poi non veggo più nulla, perchè ho anch'io negli occhi qualche lagrima ribelle.

Mi volto: mio suocero e la mia Evangelina, che avevo dimenticato un istante, non sorridono più; la luminaria è spenta.