— Hai proprio ragione — dissi: — i nostri figli ci abbandonano, pigliano marito e partono col treno diretto, oppure, col pretesto di studiare la legge, se ne vanno all'università. E lasciano noi, che abbiamo penato tanto a metterli al mondo...

Non rise, come io sperava, anzi crollò il capo melanconicamente, ed io mi feci serio.

— Hai visto come ci saluta Augusto se qualcuno può vederlo?

— No, non ho visto — risposi; e allora essa mi fece vedere, dicendo:

— Così ha fatto.

Aveva proprio fatto così.

— E non si è neppure voltato!

— To'! — esclamai — perchè volevi che si voltasse? Ci siamo separati sul portone...

Evangelina lesse l'anima mia con un'occhiata pietosa, e crollò ancora il capo dicendo:

— S'egli non ha sentito che gli occhi di suo padre e di sua madre lo accompagnavano, di chi la colpa? Una volta lo sentiva. La colpa è anche nostra — soggiunse; — noi vogliamo che i nostri figli imparino tante cose belle, ma credo che non ci occupiamo abbastanza d'insegnare loro ad amarci.