— L'amore filiale non s'insegna; è un istinto.

— E l'istinto si educa — ribattè mia moglie, che era disposta a sentirsi infelice. — Augusto ci vuol bene, io lo so, ma in pubblico se ne vergogna.

— Distinguo — interruppi; — non si vergogna di volerci bene, solo di dimostrarcelo; egli crede che, per esser uomo quanto vorrebbe, gli bisogni prima di tutto parere; non può sapere ancora che, per parere uomo, basta esserlo. Per affrettare la propria virilità, egli comincia dal romperla pubblicamente con tutte le tenerezze passate. La tenerezza, non è la forza, egli ne è sicuro. Come vedi, è una piccola evoluzione intima, in cui la scuola non entra per nulla. Chi terrebbe cattedra di amor filiale all'università?

Non pretendeva questo nemmeno Evangelina, solo che qualche cosa bisognasse fare.

— Se sulla porta d'una scuola — proposi — s'incidesse per esempio: onora tuo padre e tua madre?

— Ti pare che sarebbe inutile? Io credo di no, dal momento che Augusto, perchè ha ventidue anni, si vergogna di baciare sua madre in pubblico!

— Non si vergognerà fra un anno o due; e poi contentiamoci della sostanza delle cose: io so che tuo figlio ti adora, e mi basta.

— Basta anche a me — disse volgendomi la faccia melanconica; — ma mi sento così sola, ora che quella poveretta è partita...

— Così sola! — mormorai, cercando nel suono di questa parola il suo senso arcano — così sola.

***