— Laurina — entrai a dire con la gravità di un giudice — Laurina è buona, e ha diritto d'essere felice.
— La felicità — rispose mia moglie, abbassando la voce — non è sempre di chi la merita. Vi sono delle anime tanto buone, che paiono venute al mondo per far bella la sventura.
Io dissipai quella idea superstiziosa assicurandole che Laurina, diventando moglie, saprebbe trovare un paio di difetti nel suo sangue paterno... — (O materno — interruppe Evangelina ridendo: e io feci l'aggiunta senza ridere; — o materno)... tanto da meritare il castigo della felicità per sè, per il marito e per i figli nascituri.
— Suo marito è buono — disse Evangelina contenta — è proprio buono.
— Ha un cuore d'oro, e vuol bene a nostra figlia.
— Non vi è pericolo che egli si guasti, come è accaduto a tanti; è un uomo serio... fin troppo... Ecco — prosegui mia moglie trattenuta da quell'idea maligna — se dovessi proprio dire tutto il mio pensiero, mi pare troppo serio...
— Se dovessi dire tutto il mio pensiero — soggiunsi — mi pare anche troppo lungo.
Rise e subito l'idea maligna la lasciò andare.
— La serietà del marito — dissi allora — è un pericolo quando la moglie è frivola, o quando il marito non ha conosciuto il mondo.
— Il dottor Lelli lo ha conosciuto?