« — Nasciturus pro jam natur abetur» — interruppe mio figlio.

Egli commetteva un'imprudenza togliendo di bocca al suo professore la citazione latina; ma non se n'ebbe a pentire, perchè il professore ne aveva in serbo altre dieci e le mise innanzi pacatamente, cercando di confondere le idee del candidato. Allora mio figlio invocò un altro testo: «ventri tutor dari non potest, curator potest» — e il professore rimase contento.

Così passando incolume dall'uno all'altro avversario, il laureando si coprì di gloria; e quando fu proclamato che Augusto Placidi figlio di Epaminonda era dottore in utroque, molti mi vennero a dire che l'aula magna non vedeva spesso trionfi simili.

La modestia in quel momento solenne non mi abbandonò del tutto, ma mi toccò fare una gran fatica per trattenerla. Mio suocero invece si vantava; diceva a quanti lo volevano intendere: è di razza.

In mezzo a quell'onda di compiacenza, un'idea gli oscurava il volto ogni tanto; e appena giunto a casa egli si piantò solennemente in faccia a Laurina per dirle:

— Abbraccia tuo fratello, che ha parlato latino come un messale, e domandagli che ti spieghi con suo comodo il casetto di Fortunato Licetti.

— Che casetto?

— Domandalo a lui — e soggiunse guardando al soffitto: — quattro mesi e mezzo possono bastare, ma questa disgraziata ha preso marito per giocare con la bambola!

Io feci osservare timidamente che Fortunato Licetti era un fenomeno, ma egli crollò le spalle.

Per avere un pronipote avrebbe accettato anche un fenomeno!