Ciò detto entrò; e il povero vecchio non trovò modo di andare in collera; fors'anche, poichè le apparenze erano salve, poichè non si recava offesa a quel decoro che egli metteva nell'essere sempre sano, non gli spiaceva sentir l'opinione della scienza, e si offrì all'esame del dottore con sufficiente rassegnazione.
Il medico toccò il polso e la fronte, e fece un gesto di approvazione; guardò la lingua e si mostrò contento; ascoltò il petto e le spalle e parve soddisfatto.
— Quanto a polmoni — disse mio suocero con un'ombra di compiacenza — sto benone, ma mi sento stanco, ecco, ho bisogno di riposo.
Il medico gli diede ragione, l'aiutò ad adagiarsi nel letto e gli tirò le coltri sul petto, raccomandandogli di star coperto.
Gli parlava come a un bambino; non ancora rassicurati, noi trattenevamo il respiro.
— Le scriverò una pozione calmante — disse il dottore; — ne dovrà pigliare una buona cucchiaiata ogni ora.
— Purchè non sia troppo dolce.
— Non sarà troppo dolce.
— Non stia a dire a quei ragazzi — raccomandò l'ammalato — che io sono in fil di vita; sarebbero capaci di crederlo.
Il medico rise, e noi facemmo eco nell'uscire.