Quando Evangelina ebbe colmato in breve la prima facciata, voltò il foglio per proseguire, ma lo trovò scritto in magnifico rondo da uno scrivano dell'avvocato Volli, mio avversario nella quistione di un prato irrigatorio, e sottoscritto con uno sgorbio dell'avvocato medesimo. Allora mia moglie si arrestò come ad un segnale convenuto; depose la penna tranquillamente, e mi disse che forse era meglio continuare a tacere fino al ritorno di Augusto.
— Sì, è meglio — dissi.
— Però gli scriverai che venga; se si potesse prepararlo senza fargli male?...
«Figlio caro — scrissi subito, sopra un altro foglio, dopo essermi assicurato che nè l'avvocato Volli, nè altri mi sarebbe venuto a interrompere — prima d'ogni altra cosa, sappi che il nonno è un po' ammalato, e che alla sua età lo possiamo perdere da un momento all'altro...».
A questo punto però mi arrestai; mi pareva che se il caro vecchio fosse stato vivo, non avrei scritto a quel modo...
Ma, per preparare nostro figlio senza farlo soffrire, non vi era altro. Ripigliai a scrivere più lentamente, pesando le parole; Evangelina leggeva stando dietro la mia seggiola e diceva ogni tanto benissimo, quando la porta si aprì alle nostre spalle e apparve il dottor Lelli, mio genero.
Quell'apparizione improvvisa mi fece balenare alla mente due idee.
— Disgrazie!
— Niente affatto — diss'egli sorridendo senza l'entusiasmo che avrei voluto. E l'altra idea si nascose.
— Augusto — proseguì — arriverà domani.