Mio figlio parlò, senza arrestarsi, una buona mezz'ora: aveva l'accento giusto, la voce armoniosa, il gesto largo, sobrio; ogni tanto metteva nel suo discorso delle pause sapienti; faceva — lo posso dire senza peccato? — faceva quasi come me; e minacciava di fare — questo lo posso dire senza peccato — minacciava di fare anche meglio di me in seguito.

Quando affermò che un padre amoroso, un marito esemplare come quello che sedeva sulla panca dell'umiliazione, doveva essere restituito alla sua famiglia, corse un mormorio d'approvazione nel pubblico, e il presidente dovette minacciare di far sgombrare la sala.

Ah! perchè il macellaio mio vicino non era più là a sancire quel trionfo! Egli se n'era andato poco prima della perorazione; dopo aver interrogato due volte un grosso orologio d'argento sotto il grembiale insanguinato, dopo essersi arrestato un po' sull'uscio, aveva dovuto obbedire alla voce del dovere che lo chiamava dal macello.

Il primo cliente di mio figlio fu assolto. Egli venne un giorno con le lacrime agli occhi a ringraziare il suo avvocato, e a promettergli di scolpirsi in cuore il beneficio ricevuto, per non tornare mai più in carcere. Ma l'uomo è debole e il peccato è robusto. Il poveraccio con le migliori intenzioni del mondo non potè mantenere la seconda metà della promessa; ne fece una più grossa della prima, e fu condannato alla reclusione dove si trova ancora.

Io sono disposto a credere che gli sia riuscito più facile a mantenere la prima parte della promessa, e che abbia serbato eterna gratitudine al suo primo avvocato, ma non ne sono sicuro.

VIII.

Le cose si mettevano benone; mio figlio, per mia virtù, non doveva attraversare nessuna delle burrasche che a suo tempo avevano sbattuto l'avvocato Epaminonda. Egli non doveva logorarsi nell'aspettazione inquieta del primo cliente; non aveva che a scegliere nello studio di suo padre fra le cinquanta cause vecchie o nuove ch'io spingevo innanzi pian pianino, pei sentieruoli della procedura; poteva pigliarsene una tutta per sè; oppure passare dall'una all'altra, e fare nello stesso giorno una citazione, una comparsa, una domanda d'appello o di rinvio. Così faceva, e divenne in breve un collaboratore prezioso.

Essendomi accorto che sopra ogni cosa trovava gusto a presentarsi in tribunale, io di buon grado lasciava a lui quest'ufficio; si lavorava in comune, a casa mettevamo insieme tutti gli elementi di difesa del nostro cliente, ma per lo più era lui che faceva la chiacchierata ai signori giudici e ai signori giurati.

Parlava bene, con una bella voce baritonale, non ancora velata da un po' di catarro come la mia. Da principio esponeva le cose con ordine e con pacatezza, poi man mano si accalorava fino a un impeto che pareva irrefrenabile; ma si frenava di repente all'ultimo; e quel passaggio rapido dalla foga alla calma produceva, bisogna dirlo, un grande effetto oratorio.

Le ultime sue parole erano lente e sommesse, tanto che i giurati, i giudici e il pubblico dovevano tendere bene tutte e due gli orecchi per udirle. Così egli finiva in mezzo a un silenzio teatrale.