— Come mai ti è venuta la mia stessa idea?
— E come hai fatto per arrivare prima di me?
— È un segreto — mi rispose sottovoce.
— Davvero non capisco, eravamo fuori di strada tutti e due, e ho le gambe più lunghe delle tue.
— Non ti voglio far penare — mi disse, con l'aria di farmi una gran confidenza. — Sono venuta in carrozza.
Mi picchiai la fronte e sclamai come ispirato: capisco! E mia moglie conchiuse: bravo!
Allora ci fu impossibile tenerci dal ridere, ma lo facemmo con discrezione.
— Siamo vecchi — entrò a dire mia moglie — siamo quasi nonni, facciamo come i monelli, e forse offendiamo i morti.
— Non aver questo scrupolo — risposi alzando un po' la voce perchè mi sentissero i morti più vicini: — se i morti ci possono intendere, avranno cara questa allegria serena che visita le loro tombe. Si viene sempre in cimitero a dire ai morti che si soffre della vita e che si vorrebbe raggiungerli presto. Essi saranno contenti di sapere che nella vita si ama ancora, e che quando si ama molto, quasi quasi non si soffre.
Evangelina mi strinse il braccio per ringraziarmi di queste parole e si staccò da me per rizzare una croce posta come segnale sopra una fossa recente. Poi proseguimmo la via in silenzio.