Nemmeno quest'ultimo sospiro potè guastare la mia serenità; facevo lo scontento per ipocrisia, ma in fondo non desideravo nulla.
Nulla, proprio nulla, no. Desideravo un maschio; avevo anch'io questa debolezza, e come a punirmi dell'offesa anticipata che venivo facendo alla mia nipotina, mi affrettai a scrivere a mia figlia per raccomandarle di nutrirsi bene, di non correre, di scendere le scale pacatamente, di non fare degli sforzi gravi (per esempio, sollevare dei pesi enormi... e che altro?), insomma di condurre il negozio con giudizio, senza badare al sesso.
***
Fu la pallida mammina che, sollevando il corpicciolo della creatura tanto aspettata, la collocò con molta precauzione nelle braccia del nonno.
Poi disse:
— Babbo, sei contento? — e lo veniva guardando negli occhi con la certezza di leggervi la felicità.
Il nonno non rispose neppure; volle baciare la nipotina, che lo guardava con molta attenzione, e non seppe come fare; volle accarezzare il visino con la mano, ed ebbe paura di soffocarla; volle correre col suo prezioso fardello per tutte le stanze, volle ridere, volle piangere.
Fino a poche ore prima aveva accarezzato col pensiero un bel maschio, robusto più del necessario per quell'età, panciuto come il nonno; e dinanzi a quella neonata color di rosa si domandava come avesse potuto desiderare un altro.
Sua moglie e suo genero lo stavano a guardare e ridevano; e la mammina gli domandava inutilmente:
— Babbo, sei contento?